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PRESENTAZIONE SCUOLA


La Scuola di Psicoterapia Integrata e Musicoterapia - SPIM è I'unica Scuola di specializzazione quadriennale, post-laurea, che integra tecniche di terapia verbale e non verbale in un Meta Modello originale di Psicoterapia Rideterminativa.

La scuola è stata approvata con decreto, 16 Giugno 2003, del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per psicologi e medici (G,U., serie generale, n. 147 27.6.03 ai sensi del regolamento adottato con decreto 11.12.98 n. 509). La SPIM si basa sulle teorie delle Scienze Cognitive della seconda generazione ed ha elaborato un reale ed effettivo programma interdisciplinare, integrando i metodi di intervento non verbali della musicoterapia, ritenuti complementari ai più conosciuti paradigmi verbali, in una complessa metodologia terapeutica che pone al centro del proprio interesse applicativo una concezione olistica dell'individuo, considerato nelle molte sfaccettature della sua complessità.

 

Il corso di studi è rigoroso e ricompensante: offre possibilità di ricerca, di approfondimento ed altre attività creative che stimolano lo sviluppo intellettuale e preparano gli specializzandi ad un ampio ventaglio di opportunità professionali, in particolare mediante tirocini con differenti popolazioni cliniche ed in diversi ambiti (riabilitativo, terapeutico, paliativo, di sviluppo). Le opportunità di sperimentare metodi e tecniche proposti con laboratori sostengono l'enfasi posta dalla Scuola per integrare lo sviluppo professionale e personale attraverso l'esperienza diretta, sostenendo ogni approccio metodologico con studi nella ricerca, nella teoria, nell'applicazione clinica e nell'etica.


La scuola ha come fondamento teorico le scienze cognitive e ha basato lo sviluppo della metodologia proposta sull'intergrazione tra la Guided Imagery and Music e la rational Emotive Behavioural Therapy. La SPIM propone un primo ed organico modello di integrazione  tra due teorie psicoterapeutiche che sino a ieri risiedevano in paradigmi scientifici diversi ed apparentemente inconciliabili.

Rileggendo infatti le formulazioni teoriche della REBT e della GIM alla luce delle recenti proposte interpretative fornite dalle neuroscienze nell’ambito della memoria, dei processi di codifica informazionale, del recupero mnestico, sull’uso e significato dei processi metaforici, si è riusciti agevolmente a pervenire ad  una visione   che comprende coerentemente  sia  sotto l’aspetto teorico che sotto quello tecnico – procedurale  l’utilizzo integrato delle due discipline fornendo un nuovo ed articolato protocollo di intervento, certamente complesso ma  chiaramente organizzato e strutturato, fondamentalmente coerente con le proprie teorie di base, adeguatamente confermato dalle recenti ricerche, facilmente verificabile e di grande efficacia. Il Modello sviluppato viene definito Psicoterapia Rideterminativa.

 

Comunicare le emozioni in una prospettiva cognitiva integrata

G. Giordanella Perilli e R. Cicinelli


1. Introduzione

Il presente contributo propone un approccio teorico-clinico con il Modello Cognitivo Integrato elaborato dagli Autori, per favorire il contatto, la comunicazione e, quindi, l’integrazione della conoscenza tacita con la modalità esplicita. Un primo passo riguarda lo sviluppo della consapevolezza. Esplorare ed espandere la coscienza, o consapevolezza, rappresenta un argomento complesso che include una prospettiva multidimensionale. Infatti la coscienza è un fenomeno che abbraccia funzioni neurofisiologiche e psicologiche, con differenze negli stati normali e patologici. Tra le varie componenti che verranno considerate in modo dinamicamente interrelato ci sono: (a) il sistema dei neuroni specchio come base neuro-fisiologica per (b) il processo metaforico necessario all’acquisizione di conoscenza rispetto a sé ed all’ambiente, (c) le esperienze immaginative mediante stimoli musicali per facilitare il processo di consapevolezza e cambiamento emozionale e (d) l’elaborazione verbale del vissuto immaginativo-metaforico al fine di integrare terapeuticamente modalità di conoscenza tacita ed esplicita.

Allo scopo di una comprensione più chiara del nostro modello di intervento, appare opportuno  fornire, in primo luogo, una sintesi sul processo elaborativo alla luce delle recenti affermazioni sviluppatesi nel campo delle neuroscienze in riferimento alla conoscenza tacita.


2. Processamento analogico ed analitico

Il concetto di processamento analogico è stato chiaramente concettualizzato da Paivio (1971; 1986) con la teoria della doppia codifica che prevede come l’informazione, dopo essere stata raccolta dal sistema sensoriale, sia assoggettata preliminarmente  ad una fase elaborativa che dipende da una complessa interconnessione tra percezione, schemi anticipatori, attivazioni delle configurazioni di riferimento mnestiche, per poi essere immagazzinata in uno dei due sistemi specializzati  preposti:quello analitico e l’altro analogico. Le informazioni processate o processabili mediante il linguaggio, vengono immagazzinate verbalmente nel sistema analitico dove si utilizzano i ragionamenti astratti, sequenziali, finalizzati. In questo caso il processamento è condizionato dall’analisi logico – formale e quindi risulta essere molto più preciso, ma proprio per questo più lento e più dispendioso da un punto di vista di economia psichica. Diversamente le informazioni non verbali utilizzano il sistema analogico dove prevale la sintesi e quindi le concezioni olistiche,  le gestalt; è questo il mondo delle immagini, dei sapori, dei suoni. L’elaborazione dominante è quella tacita o elaborazione primaria che interessa il processo metaforico di conoscenza.


3. Il processo metaforico di conoscenza e gli schemi immaginativi

Nelle scienze cognitive della seconda generazione, l’essere umano è considerato come un sistema complesso ed aperto per acquisire nuove informazioni mediante esperienze corporee che la persona struttura in accordo a schemi immaginativi (Giordanella Perilli, 2002). Questi schemi hanno componenti motorie e percettive che forniscono strutture ricorrenti per aiutarci ad organizzare le nostre esperienze (Johnson, 1987). Configurano le nostre esperienze in maniera coerente, questi schemi servono come modelli in modo che possiamo sviluppare loro rappresentazioni mentali, nelle quali sono unite percezioni sensoriali e cognizioni. Una volta che gli schemi organizzano l’esperienza e che l’esperienza è mentalmente rappresentata, il passo successivo per acquisire nuova conoscenza o costruire significati è l’elaborazione metaforica di questi schemi. L’elaborazione metaforica è una funzione cognitiva, che riguarda il muovere uno schema immaginativo in-corporato da un reame di esperienza ad un altro. Per esempio una persona triste che si muove lentamente può percepire un passaggio lento di musica “come se fosse triste”. La persona percepisce la sua funzione motoria e la musica come aventi un aspetto peculiare in comune. Per cui la persona si relaziona alla musica “come se fosse triste”. La musica percepita come triste può, eventualmente, diventare una rappresentazione metaforica di varie situazioni tristi e di sentimenti che, a loro volta, sollecitano altri schemi immaginativi con caratteristiche ritmico-temporali e motorie simili. Gli schemi immaginativi e le metafore sono funzioni del pensiero operativo simbolico che parte da modalità non verbali (sensoriali, emozionali) per giungere fino alla consapevolezza esplicita. La metafora è una struttura immaginativa che ha origine dal funzionamento del corpo in interazione con il suo ambiente e si sviluppa mediante il processo cognitivo che è pervasivo, creativo e basilare per la comprensione e l’organizzazione di nuove aree di esperienza. Qui proponiamo che il processo metaforico e l’esperienza immaginativa con la musica abbiano basi neurofisiologiche che includono il sistema dei neuroni specchio e la funzione della simulazione incarnata.


4. Conoscenza, emozioni ed immaginario

In questo contributo ci riferiamo alla coscienza come all’abilità delle persone di essere in contatto e consapevoli delle proprie risorse emozionali e cognitive, sia a livello di conoscenza implicito che esplicito, come di essere consapevoli delle risorse presenti o potenziali nell’ambiente. Rispetto le implicazioni emozionali presenti in tutte le relazioni umane esse sono uno degli elementi più importanti per la costituzione e l’evoluzione della conoscenza riguardo sé ed il mondo fin dal primo momento di vita. In un contesto evolutivo intersoggettivo le valutazioni di significato che diamo a noi stessi ed agli altri sono associate a variazioni dell’esperienza emozionale. Tale discriminante valutativa ci riconduce alla forma esperienziale più elementare e irriducibile, il piacere ed il dolore, legata a schemi motori di avvicinamento e fuga. Come indicano studi di neuroscienze, i concomitanti vissuti, presenti sin dalla vita fetale, vanno a costituire la dimensione tacita della coscienza che include, quindi, esperienze senso-motorie ed affettive organizzate con attributi ritmico-temporali, come la musica. Da un punto di vista psicologico abbiamo visto che gli schemi senso-motori sono fondamentali al processo metaforico mediante il quale gli esseri umani acquisiscono conoscenza.

In base a quanto sopra possiamo ritenere che le sensazioni e le emozioni rappresentano senza dubbio il primo sistema conoscitivo auto-organizzato atto a strutturare un insieme di regolarità ambientali dalle quali diventa possibile ricavare un margine di previsione nei confronti del mondo esterno, in grado di favorire un adattamento efficace. In questa ottica la primarietà delle emozioni nello sviluppo della conoscenza risulta evidente anche dal punto di vista ontogenetico. Fin dalle prime fasi di sviluppo, quando cioè non è ancora possibile identificare qualcosa che assomigli a una capacità cognitiva, seppure rudimentale, gli infanti già posseggono le qualità primarie delle sensazioni e la capacità di manifestarle attraverso schemi espressivi motori. Dato che le risposte affettive alla musica sembrano sollecitate dalla loro relazione ad insiemi fisici di posture e movimenti processati dal meccanismo di simulazione che coinvolge i neuroni specchio (Molnar-Szakacs et.al., 2006; Damasio, 2003), ecco allora come l’esperienza con la musica ha un suo preciso e specifico utilizzo per evocare la conoscenza tacita in particolare in una condizione immaginativa.

Possiamo, quindi, pensare che in un processo percettivo - valutativo le considerazioni consapevoli intenzionali che noi facciamo riguardo ad una data situazione vengono espresse con immagini mentali organizzate in un processo di pensiero. Esse riguardano una miriade di aspetti delle nostre relazioni con quell’evento, riflessioni sulla situazione presente, sulle conseguenze che può avere per noi o per gli altri, insomma una complessa valutazione cognitiva consapevole. Alcune delle immagini mentali che vengono evocate sono verbali (parole o frasi riguardanti attributi e significati), altre non sono verbali  e vengono assemblate in una serie di immagini nelle quali sono incluse  sia le caratteristiche percettive  delle situazioni, sia gli schemi motori, espressivi ed emotivi, sia le regole tacite. Queste ultime forniscono all’individuo gli aspetti invarianti con i quali interpreta ed elabora i significati  che  caratterizzano soggettivamente  tali situazioni.

Si impone allora la necessità di disvelare la conoscenza tacita per poterla sottoporre a quel lavoro analitico che ci permette di elaborarla attraverso il pensiero consapevole, in modo da operare la forma più complessa di sintesi del dato percettivo e di quello informativo.


5. Verso un intervento mediante il Modello Cognitivo Integrato

Da studi internazionali emerge che la musica veicola  alcune emozioni di base, come felicità, tristezza e paura. Sembra che queste emozioni utilizzino la stessa rete cerebrale, specialmente sottocorticale, sviluppata per trattare in modo veloce ed automatico emozioni utili per la sopravvivenza. Le emozioni che proviamo in risposta alla musica coinvolgono strutture profonde nelle regioni primitive del vermis cerebellare e dell’amigdala, il cuore dell’elaborazione corticale delle emozioni. Va tenuto presente che l’ascolto della medesima musica (con le sue proprietà psico-fisiche, strutturali ed associative) può sollecitare emozioni diverse sia in diverse persone che nella stessa persona in situazioni psichiche differenti, accompagnate da reazioni fisiologiche (sudorazione, accelerazione del battito cardiaco), sensazioni soggettive (chills o brividi lungo la schiena), rilascio di endorfine, attivazione fisica, comportamento motorio e tendenza all’azione (Blood e Zatorre, 2001).

In base a quanto sopra detto, le immagini sensoriali-emozionali che vengono evocate dallo stimolo musicale  sono anch’esse un prodotto della costruzione mentale espresso, come buona parte della conoscenza, in termini metaforici, ma poiché la loro rappresentazione è visivo – immaginativa questa viene inizialmente sottratta all’analisi logico formale dei processi verbali ed è più condizionata dall’elaborazione primaria cioè da quella interpretazione dell’evento che avviene in modo globale per cui necessita, a scopi terapeutici, di un’integrazione mediante l’attribuzione di significati verbali. In particolare il metodo di psicoterapia con la musica, utilizzato nel nostro approccio integrato, Guided Imagery and Music – GIM (Bruscia et al., 2002)  è una forma di terapia individuale con lo scopo di esplorare e portare alla consapevolezza il proprio universo interiore, mediante i processi metaforici. Include l’immaginazione spontanea in uno stato modificato di coscienza, mentre la persona ascolta programmi di musica classica. Durante l’esperienza immaginativa il paziente interagisce con il terapeuta che usa interventi non direttivi, non analitici, basati sulla musica, per scopi terapeutici. La seduta presenta le seguenti fasi: (a) Preparazione (conversazione preliminare; rilassamento e focus; scelta fatta dal terapeuta del programma musicale idoneo); (b) Esperienza immaginativa alla musica con interazione verbale tra paziente e terapeuta; (c) Chiusura (ritorno ad uno stato di vigilanza e riflessione verbale conclusiva necessaria per dare un significato all’immaginario metaforico ed integrare l’esperienzia per modificare il vissuto problematico presentato. Ogni seduta dura circa 90 minuti. La GIM può essere adattata per esperienze di coppia e di gruppo.


6. Conclusioni

In conclusione esperienze con alta valenza emotiva, immaginative e metaforiche, associate alla conoscenza tacita, possono essere sollecitate mediante l’ascolto di programmi di musica, in uno stato modificato di coscienza ed in dialogo col terapeuta. Per la rielaborazione di ciò che è emerso nell’immaginario, per la riformulazione del dialogo interno, per sviluppare la capacità metacognitiva ed elaborare una narrativa coerente vengono utilizzati metodi di psicoterapia verbale in un particolare Modello Cognitivo Integrato, elaborato dagli autori. Il modello presentato è, da numerosi anni, applicato con efficacia per il trattamento di una vasta gamma di disturbi, compresi stati depressivi, Disturbo Post Traumatico da Stress e Disturbi Dissociativi di grado lieve, nonché per lo sviluppo di potenzialità in un’ottica di psicologia positiva.


Bibliografia

Blood, A.J. & Zatorre, R.J. (2001). Intensely pleausurable responses to music correlate with activity          in brain regions implicate in reward and emotion. PNAS, 98, 20, 11818-11823.

Bruscia, K.E. e Grocke, D.E., a cura di, Guided Imagery and Music: The Bonny Method and Beyond, 37–61.  Gilsum NH:  Barcelona Publishers.

Damasio, A. (2003). Looking for Spinoza. Joy, Sorrow, and the Feeling Brain. Tr. It. Alla Ricerca di Spinoza. Emozioni, Sentimenti e Cervello. Milano: Adelphi, 2003.

Giordanella Perilli, G. (2002). The Role of Metaphor in the Bonny Method of Guided Imagery and Music (BMGIM). In K.E. Bruscia & D.E. Grocke, a cura di, Guided Imagery and Music: The Bonny Method and Beyond.  Gilsum NH:  Barcelona Publishers.

Johnson, M. (1987). The Body in the Mind. The Bodily Basis of Meaning, Imagination, and Reason. Chicago: The University of Chicago Press.

Molnar-Szakacs, I. & Overy, K. (2006). Music and mirror neurons: from motion to “e”motion. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 1 (3), 235-241.

Paivio A. (1971). Imagery and verbal processes. New York: Holt Rinehart and Winston.

Paivio A. (1986). Mental representations: a dual coding approach. Oxford: Oxford University press.


www.musilva-spim.it

Data ultimo aggiornamento:  13 marzo 2017 18.22

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